Metronomo

Il metronomo. Chi lo ha inventato? Nella pratica musicale a cosa serve? Come si usa? Come ausilio didattico è utile o dannoso? Può diventare protagonista di un brano musicale?
Sono alcune domande a cui daremo risposta in questo video.

Il metronomo: lo strumento per scandire il tempo.
Nella pratica musicale “scandire il tempo” significa avere la pulsazione regolare, ovviamente con velocità differenti, su cui il musicista può organizzare ed eseguire un brano.

Il metronomo, come lo vedete sulla mia tastiera, esiste dall’inizio dell’Ottocento; nei secoli precedenti la necessità di avere una regolazione il più possibile omogenea era già presente, ma le possibilità non erano tantissime.

Nel Rinascimento, ad esempio, si utilizzava il “tactus“, cioè regolarsi con il battito cardiaco e fare delle proporzioni su cui adeguare la velocità del brano da eseguire. Tale sistema era ovviamente un po’ approssimativo, visto che la pulsazione cardiaca non è proprio così standard e uguale per tutti.

Johann Nepomuk Mälzel ha brevettato il metronomo nel 1816. Sottolineo “brevettato” poiché l’effettiva invenzione non è proprio sua: qualche anno prima Dietrich Nikolaus Winkel aveva già inventato un oggetto molto simile. Mälzel, successivamente, lo ha perfezionato, definito nella gradualità dei Battiti Per Minuto (BPM), nella struttura – quella nella versione piramidale – gli ha dato il nome e quindi brevettato.
Il Winkel ne reclamerà la paternità per tutta la vita ma nonostante tutto, ancora oggi, quando si parla di metronomo lo si associa quasi esclusivamente al nome di Mälzel.

Con questo strumento abbiamo la possibilità di poter regolare la velocità dell’andamento di un brano in modo omogeneo e uniforme per tutti. Chiunque voglia eseguire un brano ora può avere punti di riferimento ben chiari e definiti. Nel passato le indicazioni di agogica (ad es. adagio, moderato, allegro ecc) rimanevano molto generiche mentre ora, con il metronomo, risultano definite da una scala numericamente graduata…

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2 risposte

  1. ANTONINO MILILLI ha detto:

    Professoressa Rolfini, la ringrazio per aver affrontato e spiegato la funzione e l’utilizzo del metronomo. Come è sua abitudine, in alcuni minuti ha chiarito e fugato i dubbi che in maniera ricorrente si manifestavano nel momento in cui decidevo di suonare alla chitarra un brano con l’ausilio del metronomo stesso.
    Ora finalmente, potrò ricercare il tempo del brano che intendo eseguire con piena consapevolezza che il metodo corretto è quello da lei illustrato. Ringraziandola ancora, la saluto.
    Antonino Mililli

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