Canone

Da “fra’ Martino” a “rain and tears” la distanza sembra abissale ma … in pochi minuti, e utilizzando il canone come filo conduttore, la distanza svanisce. Potere della musica!

Oggi parliamo di canone! Si tratta di una forma compositiva molto semplice che può – a volte – arrivare anche a strutture estremamente complicate. Nel canone vengono sovrapposte le voci in tempi diversi; nella forma più semplice la melodia è una sola e le diverse voci la eseguono entrando, una dopo l’altra, in tempi diversi.

Per rendere il tutto ancora più chiaro credo che possa servire ascoltare questo minuscolo frammento di “fra’ Martino campanaro” eseguito al pianoforte in forma di canone a tre voci.

Ascoltandolo con attenzione vi sarete accorti che la melodia – peraltro conosciutissima – di cui noi abbiamo ascoltato solo il tema iniziale, viene eseguita più volte, sovrapponendola in tempi diversi ottenendo l’effetto della melodia che si rincorre.

Questa struttura compositiva, nelle epoche passate, era assimilata ad un’altra forma più complessa e ricca – la fuga – nella quale ritroviamo proprio il concetto di “melodia che si rincorre”. Il canone di per sé è piuttosto semplice ed è propedeutico alla pratica della polifonia.

La forma del canone ha avuto il periodo di massima fortuna nel ‘400 – ‘500 con la “scuola franco-fiamminga”; in questo periodo possiamo notare un fiorire di questa forma fino a raggiungere anche brani estremamente complessi e costruiti quasi come gioco mentale: mi riferisco ai canoni enigmatici. In questi pezzi il compositore poneva una sorta di indovinello e solo dopo aver risolto l’enigma si poteva capire “la chiave di accesso” per la corretta esecuzione del brano.

Ora torniamo ai nostri esempi sonori e ad una forma non troppo complessa: ascoltiamo e vediamo il canone in RE di Johann Pachelbel … 

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